Tappa a CUENCA, tra cucina manchega e casas colgadas

A sud di Madrid, nella comunità autonoma di Castilla-La Mancha, in cima a uno sperone roccioso lambito da due fiumi, sorge un’antica città fortificata di origine romana. Il suo nome è Cuenca, amatissima dai madrileni in fuga dalla frenesia della capitale e perfetta per i viaggiatori in cerca di una meta fuori dagli itinerari convenzionali

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                                                                                                       Puente de San Pablo

Per chi soffre di vertigini attraversare la rossa passerella che conduce alla città vecchia – parliamo del ponte di San Pablo – sospesa a 60 m d’altezza e lunga circa 100 m, dev’essere una vera e propria sfida. Ma la vista di cui si gode da qui sulla rocca e le sue casas colgadas (letteralmente “case appese”) è la migliore possibile, vale la pena quindi sopportare qualche capogiro.

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                                                                     Casas golgadas

Si tratta di edifici che risalgono al Cinquecento, contraddistinti da balconi a strapiombo sulla foce del fiume, da cui il nome di “case sospese”. In qualche modo, ricordano le botteghe fiorentine di Ponte Vecchio  affacciate sull’Arno e un tempo si estendevano lungo tutto il versante della rupe. Oggi (purtroppo) ne restano solo tre esemplari a Cuenca, un numero comunque sufficiente per far dichiarare la città, nel 1996, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Oltre a queste pittoresche costruzioni, parte del merito va anche alla Cattedrale gotica di Santa Maria e San Giuliano, che secondo la leggenda avrebbe ospitato il Sacro Graal e che per questo non verrà distrutta nel giorno del giudizio. Al suo interno, così come nella facciata, si celano infatti riferimenti ai Templari e simboli apocalittici

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                                                                                                                   Facciata della Cattedrale di Cuenca

La Cattedrale domina Plaza Mayor, sulla quale si aprono i classici negozietti di souvenir e il Palazzo del Municipio. Al di là dei suoi grandi archi si trova il Centro d’informazione turistica mentre, sul fronte opposto, risalendo Calle San Pedro, si snoda una serie di ristoranti in cui lasciarsi tentare dai piatti della cucina tipica regionale. Ora, per quanto sia rinomato il queso manchego, il formaggio D.O.P. di latte di pecora dal sapore molto intenso, non è lui l’ingrediente numero uno, il protagonista assoluto, il re indiscusso della tavola castigliano-manchega, bensì l’aglio. Già, lo troverete dappertutto, non c’è niente da fare!

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                                    Migas ruleras

Il viaggio nella gastronomia locale può cominciare da due specialità: il pisto manchego e le migas ruleras o de pastor. Il primo consiste in un misto di verdure (peperoni, pomodori, zucchine, melanzane) e può essere paragonato alla nostra caponata siciliana, il secondo è invece a base di pane, le “migas” sono infatti le briciole. Ne esistono diverse versioni ma, in sostanza, si stratta di una frittura di pane raffermo, aglio, paprika (pimenton) e pezzi di carne.

Passiamo dunque all’artiglieria pesante: astenersi deboli di stomaco!

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                            Morteruelo

Il piatto più tipico della provincia di Cuenca è il morteruelo, un paté caldo speziato fatto di carne mista, di solito lepre e gallina, fegato di maiale e strutto. Il nome deriva dal fatto che gli ingredienti vengono schiacciati con un mortaio fino a farli diventare una crema. Molto buone anche le costolette d’agnello e il tradizionale stufato d’agnello (caldereta de cordero o manchega). E per restare leggeri, non può mancare una porzione di secreto iberico, il taglio di carne più grasso che c’è, olé! Viene chiamato “secreto” perché si tratta di una parte del maiale nascosta e molto succosa proprio per l’alta concentrazione di grasso, cotta generalmente ai ferri. Sempre dal suino iberico, diverso dal suino “rosa”, si ricava inoltre il famoso jamon iberico, immancabile sulla tavola dei nostri cucini spagnoli.

Per concludere il percorso tra i sapori della terra di Don Chisciotte, non serve altro che un bicchiere di resoli, un digestivo dal gusto molto caratteristico, accompagnato da una porzione di alajù, dessert di origine araba a base di mandorle e miele.

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                                                                                                                                                   Plaza Mayor

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