Cronache dall’UMBRIA, tris di storie (e luoghi) da riscoprire

Verde, sofisticata, misteriosa. Terra di santi, di festival e buona cucina. L’Umbria è questo e molto altro, e si qualifica per me come una delle regioni più belle (e sottovalutate) d’Italia.

Non nascondo che il mio giudizio è influenzato dal fatto che vive in questa regione una delle mie migliori amiche, grazie alla quale ho esplorato tanti siti sconosciuti dell’Umbria che me ne hanno fatto innamorare. Uno per tutti la Scarzuola di Montegiove. Eppure riconosco che il vero motivo del mio amore deriva da quell’intreccio di storie e leggende che da secoli vengono custoditi in questo pezzetto d’Italia tra le vie dei suoi borghi, nelle cittadine più sperdute e in tutta una serie di luoghi da (ri)scoprire come in una caccia al tesoro!

Monteleone di Spoleto, il borgo della biga trafugata

Arroccato su un poggio a quasi 1000m d’altezza, al confine con il Lazio, sorge il minuscolo centro di Monteleone di Spoleto, popolato da poche centinaia di anime. È conosciuto principalmente per tre ragioni: il farro DOP che porta il suo nome, il cammino di San Benedetto e una biga etrusca, qui ritrovata agli inizi del secolo scorso da un contadino e ora esposta al Metropolitan Museum di New York.

La vicenda di questo carro da parata, ribattezzato “the Golden Chariot”, è piuttosto travagliata e rappresenta l’ennesimo caso di traffico illecito di oggetti d’arte destinato a restare irrisolto.

Dopo la sua scoperta venne ceduta quasi subito a un mediatore per circa 900 lire per poi volare al MET, senza fare mai più ritorno in Italia. L’istituzione americana tuttora sostiene la regolarità dell’acquisto, per quanto il carteggio dell’epoca sembri dimostrare il contrario.

Ad oggi, pertanto, a Monteleone è possibile ammirare solo una copia del pezzo nell’apposito Museo della Biga ma chissà forse un giorno l’amato cocchio riuscirà a fare ritorno nella città natale.

Biga di Monteleone (copia)

Per smorzare l’amarezza ci si può concentrare su qualcosa che nessuno potrà mai rubare a Monteleone: il panorama, strepitoso sia d’inverno quando i monti circostanti si tingono di bianco, sia d’estate quando l’altitudine garantisce un po’ di sollievo dal caldo.

Le Mole di Narni nella saga di C.S. Lewis

Gelide e limpidissime, le acque del fiume Nera formano tra Narni e Stifone una piscina naturale abbracciata da una vegetazione dalla bellezza… fantasy!

Le Mole di Narni (TR)

Se il nome Le Mole non richiama nulla alla mente, probabilmente quello di C.S. Lewis e delle sue Cronache di Narnia sì! Pare infatti che lo scrittore irlandese abbia tratto ispirazione proprio da questo piccolo specchio d’acqua per il lago “dalle acque argentee” della saga. Dopotutto la stessa città immaginaria di Narnia, altro non è che l’odierna Narni.

Non è facile raggiungere il posto se non si conosce la zona. Inoltre, vista la presenza nelle vicinanze di una diga, la balneazione non è sicura, come segnalato da diversi cartelli. Tuttavia in tantissimi ogni anno vengono qui per un bagno, spesso dopo aver intrapreso a piedi, in bici o a cavallo, il percorso delle Gole del Nera. Vale comunque la pena fare un salto per scattare qualche foto e rilassarsi nella natura.

Castel Viscardo e la leggenda della “dama bianca”

Castel Viscardo (semplicemente Castello per i suoi abitanti) rappresenta il classico borgo di origine etrusca del centro Italia, silenzioso e dal fascino antico: quello della vita che scorre lenta, delle delle botteghe dalle vecchie insegne e delle tradizioni secolari.

Il nome rivela subito la fondazione. L’ipotesi più accreditata è infatti quella della nascita come fortificazione in difesa della vicina e fiorente Orvieto e che vede poco a poco svilupparsi attorno ad esso il tessuto cittadino. La denominazione viene fatta risalire al cavaliere della zona Viscardo Ranieri, tra gli eredi del quale si annovera una certa Antonia, il che spiega perché il Castello di Viscardo sia anche noto come Castello di Madonna Antonia.

Castello di Viscardo (detto “di Madonna Antonia”)

Il forte è dotato di torrioni, ponte, fossato, cinta muraria e – come ogni castello che si rispetti – di una leggenda. Nelle sue stanze pare si aggiri, nelle notti di plenilunio, una triste e irrequieta “dama bianca” (per altri “dama nera”), identificata con lo spirito della misteriosa nobildonna, prima proprietaria dell’edificio. Si narra inoltre che il fantasma tenda dei tranelli agli ospiti indesiderati. Sfortunatamente è possibile visitare il castello solo in rarissime occasioni.

Nell’attesa di avvistare l’aristocratico ectoplasma vi consiglio di provare il Ristorante Hotel La Pergoletta, nel cuore di Castel Viscardo, ideale per chi intende ASSAGGIAre PIATTI TIPICI DELLA cucina umbra e come base di soggiorno per visitare i dintorni.

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